Con gli agenti AI, nasce una nuova categoria di rischio dipendenti

Gli agenti AI rappresentano un rischio di sicurezza unico perché agiscono in modo autonomo ed eseguono azioni su dati aziendali sensibili.
2 minuto di lettura
Ultimo aggiornamento 3 settembre 2026
A glowing green box with gaps symbolically show the way agentic AI can escape without proper security in place.

Aspetti chiave da ricordare 

  • Gli agenti di AI stanno dando vita a una nuova forza lavoro digitale, aumentando rapidamente il numero di identità non umane che accedono a dati sensibili. 

  • Man mano che l'AI diventa più autonoma, la sicurezza deve passare dal controllo degli accessi al controllo di azioni e intenti. 

  • Occorre quindi un livello di sicurezza incentrato sui dati che applichi le policy, riduca i rischi e consenta un'adozione sicura dell'AI. 

Agenti AI: il nuovo rischio legato ai dipendenti digitali

Nella cybersecurity, il rischio maggiore è sempre stato legato all'errore umano, che apre la strada alle violazioni attraverso identità compromesse e accessi eccessivi a dati sensibili. Ora, immaginiamo un dipendente che lavora senza sosta e senza supervisione, ha accesso ad archivi di dati privati e agisce senza autorizzazione. Benvenuti nell'era degli agenti AI, una nuova categoria di dipendenti digitali che sta cambiando attivamente il panorama delle minacce interne. 

Gli agenti AI stanno trasformando attivamente i modi in cui può nascere un rischio. Prendiamo il caso di PocketOS, ad esempio. Una mattina, il fondatore si è svegliato e ha scoperto che Cursor, uno strumento di programmazione, aveva di fatto cancellato l'azienda, inclusi il database e tutti i backup. E non aveva agito con intento malevolo: semplicemente, aveva rilevato una discrepanza durante l'esecuzione di un'attività di routine, e disponeva sia dell'iniziativa che dell'autonomia per prendere una decisione dalle conseguenze disastrose. 

Proteggere l'AI richiede un approccio fondamentalmente diverso, che crei ulteriori guardrail, fornisca visibilità sull'accesso ai dati e stabilisca se una determinata azione deve essere eseguita o meno. Per comprendere prima di tutto il rischio insito negli agenti AI, è importante analizzare come questi si comportano negli ambienti aziendali.

Gli agenti AI agiscono autonomamente sui dati 

Gli agenti AI sono più intelligenti rispetto ai precedenti modelli di intelligenza artificiale, e anche più autonomi. Hanno accesso ai sistemi di dati aziendali, e decidono come utilizzarli e quali azioni intraprendere successivamente. Ciò significa che il rischio emerge non solo più velocemente, ma anche in modi del tutto nuovi. 

Quando le azioni vengono eseguite alla velocità e sulla scala delle macchine, anche piccoli errori o configurazioni errate possono avere effetti sproporzionati. Ecco perché i tradizionali controlli statici non sono sufficienti in un ambiente guidato dall'AI.

Gli agenti di AI operano senza sufficienti guardrail 

Gli agenti AI eseguono i compiti in modo affidabile. Ma non sono in grado di comprendere il rischio o le policy. Senza guardrail coerenti, gli agenti operano sulla base di un contesto incompleto o non corretto, soprattutto quando interagiscono con grandi volumi di dati aziendali ed esterni. 

Fare affidamento solo sulle misure di sicurezza del modello non è sufficiente. Le organizzazioni necessitano di controlli a livello di dati che applichino le policy a tutte le identità e i sistemi in tempo reale, indipendentemente dal comportamento degli agenti. 

Non è possibile misurare il rischio legato all'AI senza accesso ai dati

Senza visibilità sull'accesso ai dati, è impossibile misurare appieno il rischio AI, o comprendere il possibile impatto delle azioni di un agente. Proteggere i dati aziendali nell'era dell'AI agentica significa passare da un approccio basato sugli accessi a un approccio basato sulle azioni. In altre parole, occorre chiedersi come vengono utilizzati i dati e se tali utilizzi sono opportuni nel contesto X o Y.

La sicurezza deve passare dall'accesso all'intento

I sistemi di AI agentica operano in maniera dinamica, prendendo decisioni e agendo a velocità senza precedenti. Le policy statiche e i controlli predefiniti non sono più sufficienti. Proteggere l'AI richiede un approccio incentrato sui dati che metta insieme sensibilità dei dati, autorizzazioni, identità e attività per determinare se un'azione debba essere consentita o meno. Senza queste informazioni di contesto, le organizzazioni non possono valutare in modo affidabile il rischio, né fermare comportamenti non sicuri prima che i dati sensibili vengano esposti. Ecco perché la sicurezza deve ripartire dai dati stessi. 

Le organizzazioni che avranno successo in questa nuova era saranno quelle che garantiranno un'adozione dell'AI sicura, conforme e affidabile.

 Nota: questo blog è stato tradotto con l'aiuto dell'AI e corretto da un traduttore umano.  

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